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20:44 sull'orologio. La macchina riesce a partire. Prendo il raccordo. Anche questa sera non passerò al supermercato. Mi sembra già di sentire le urla di mia moglie: “Devo stare a casa con il bambino. Io! Tutto il giorno. Avevi promesso che ci saresti andato!”. E'una battaglia persa se spero in un po' di comprensione. Nessuna pietà per me, neanche a casa. Speravo di annunciare il mio avanzamento. Ma è stato promosso quel cretino.
Devo uccidere il mio capo e farlo soffrire.
Il raccordo è in piena. In “rosso” come dice il sito del traffico. Questa sera proprio no, non ci voleva. Ho sete. Non ho acqua.
Il mio capo deve morire.
Faccio sobbalzare l'auto per evitare un matto che mi taglia la strada. Il cacciavite che ho sul cruscotto sbatte sul vetro. Il colpo secco mi attiva un click nel cervello e agisco di clacson. Lui mi guarda nello specchietto e urla. E' il massimo, in questa città anche chi sa di aver torto pretende di avere ragione. Accendo gli abbaglianti. Voglio squagliarli l'auto. Lui sfoggia il dito medio. Mi affianco e urlo tutto quello che ho in pancia. Nei suoi occhi vedo la sorpresa. Nel suo viso l'espressione di un uomo al cospetto di un indemoniato. Non me ne frega niente di come appaio. Se reagisce, uccido anche lui. Abbassa gli occhi e alza il braccio in segno di scusa. Si fa superare. Penso e ripenso alla mia vita. Al bastardo, al cretino, agli zingari. A mia moglie e al traffico. Al cacciavite. Ho tanta sete. Vorrei andarmene. Riniziare. Il mio capo morirà e urlerà di dolore. Sono arrivato sotto casa. Vedo un parcheggio vuoto e spero che questo sia un segnale di svolta. Forse tutto può prendere una luce diversa. Vedo una macchina che arriva da lontano. Le luci mi accecano. Si infila nel parcheggio che ho puntato. Mentre l'auto sfilava davanti ricordo solo di aver visto i miei fari illuminare due bambini nei sedili posteriori.
Mi esplode in testa un urlo di rabbia e si interrompe tutto il resto. Vedo tutto nero. Silenzio. Nient'altro. Non so quanto è passato. Riparte la vista. Ho il cacciavite in mano. E'insanguinato. Anche io sono sporco di sangue. Guardo per terra. Sotto di me c'è un uomo raggomitolato. Ha due ferite al petto. Un fiume di sangue si spinge nel tombino. Riguardo il cacciavite, fisso l'uomo. Si accende l'udito. Sento confusione. Dei bambini urlano. Una donna mi grida in faccia “assassino”. Tiene in braccio i due bambini. Sono i bambini che ho visto prima. Guardo lontano e vedo i lampeggianti della polizia. Mi sembra strana questa città. Il buio avvolge tutto. Avvolge tutti. Senza pietà. Prendo il cacciavite e lo appoggio sulla mia gola. Sorrido. Capisco che è l'unico modo per risolvere tutto. La donna urla sempre di più. E' l'ultima cosa che vedo. Dopo mi faccio avvolgere dal buio per l'ultima volta.
Questa città mi ha ucciso.
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Roma Noir 2010
Scritture nere: narrativa
di genere, New Italian
Epic o post noir?
a cura di Elisabetta Mondello
(Robin Edizioni 2010)

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