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L'avvenimento che innesca la detection è l'omicidio di Rashid Amal. Un omicidio anomalo, che spinge il capitano Sauro Damiani a trasferirsi per qualche giorno a Borgovecchio, paesino di montagna costretto in una valle angusta, innevata e infreddolita, per indagare sul caso.
Palestinese con regolare permesso di soggiorno italiano, Rashid era un operaio della ICS, imponente impresa edile di notevole prestigio e serietà, il cui anziano fondatore Aldo Fabi è rinomato nel suo campo per l'integrità professionale e la dedizione al lavoro. Il maresciallo Grandis, l'appuntato Serena e il giovane carabiniere Lopresti, unico organico in loco, costituiscono una squadra eccezionale, e se la caverebbero di certo molto bene nella soluzione del caso, se non fosse per un particolare che richiede un altro tipo di protocollo. Nell'alloggio del Rashid, infatti, è stato ritrovato circa mezzo chilo di dinamite gelatinosa, quasi certamente prelevata dalla scorta della ICS, vincitrice dell'appalto per la costruzione di una deviazione della statale della zona. Temendo che la vittima, in vita, avesse intrattenuto rapporti con qualche cellula terroristica, i Servizi Segreti hanno deciso di inviare sul posto Damiani, ben noto per la sua dedizione all'Arma e per la sua acutezza. Tanto più che, tempo qualche ora, viene rinvenuto un altro cadavere in zona, quello del topografo Alfonso Cherubini, il cui omicidio è presumibilmente da ricollegarsi sia a quello di Rashid che alla strana morte, risalente a qualche giorno prima, del signor Bottega, suo amico e cliente.
Successivamente intrecciati e districati da un narratore eterodiegetico che concede al lettore una visuale privilegiata e totale della vicenda, i fitti misteri di cui è intessuta ogni pagina di questo romanzo si dipanano all'interno di un classico schema di detection , in cui vicende personali degli attanti, trama e intreccio si fondono con efficacia narrativa, alternando momenti di vibrante tensione a pause di puro racconto, colpi di scena abilmente architettati e attimi romantici. Parti diegetiche in cui l'autore si sofferma a lungo sia sulla descrizione “fisica” delle ambientazioni e delle persone che sui loro pensieri, si alternano a parti mimetiche, costituite prevalentemente dai dialoghi, in cui il Capuzzo – utilizzando un linguaggio calibrato ed elegante per tutto il corso della narrazione, cadenzato in uno stile godibile –, sceglie il registro più consono a ogni personaggio a partire dalla sua storia personale e dal sostrato culturale da cui proviene, propendendo, quando serve, per l'uso del dialetto. In questo gioco di incastri – in cui i progressi dell'inchiesta vengono scanditi ritmicamente dai titoli dei capitoli, che rintoccano sul collo del lettore, incalzandolo, un susseguirsi sempre più fitto di giorni e ore successivi –, il narratore tende a scomparire dalla narrazione e, focalizzando alternativamente il proprio sguardo sul punto di vista dei diversi personaggi (anche i minori), ne rivela il passato e i pensieri con prolessi e analessi.
Quando, alla fine, “tutti i nodi” sembrano venuti al pettine grazie ad un oliato “congegno”, per cui il punto di vista del lettore, nell'ultimo capitolo, si fonde con quello della giornalista che interroga il capitano Damiani su tutte le domande ancora senza risposta, si viene nuovamente colti alla sprovvista da un'altra piccola storia, in punta di penna, e piacevolmente congedati con un ultimo mistero.
(pubblicato su www.romanoir.it il 17.04.2007) |
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Roma Noir 2006
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a cura di Elisabetta Mondello
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