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Io, trent'anni dopo ho potuto avvalermi anche della consultazione degli atti processuali, dell'archivio dell'Associazione Internazionale “Joe Petrosino” di Padula, ho anche contattato la vedova e la figlia in modo da approfondire ancora di più la figura dell'eccezionale detective Petrosino che emigrato a tredici nel 1973 fu uno dei primi a comprendere che per sconfiggere la Mano Nera, archetipo della mafia, bisognava risalire ai collegamenti “insanguinati” con i boss residenti in Sicilia.
Perché alcune persone sono ancora convinte nonostante il libro e la fiction RAI che Joe Petrosino sia una figura d'invenzione, quasi mitologica?
Petrosino fu figura di alta intuizione, per primo capì che per portare avanti il suo lavoro d'indagine aveva bisogno di instaurare rapporti interpersonali e di amicale conoscenza con “fonti altre” rispetto a quelle ufficiali, per questo motivo si legò ai i giornalisti delle maggiori testate. Fu anche uno dei primi a circondarsi di collaboratori fidatissimi che si muovevano senza d'are nell'occhio sul territorio, qualcosa di simile al moderno concetto di pool . Per tutte queste caratteristiche Petrosino divenne famoso sin da vivo e, alla sua morte a New York si riunirono quasi 200.000 persone, numero mai raggiunto per un funerale negli Stati Uniti. Questi eventi fuori dal comune avvalorati da varie iniziative come trasposizioni cinematografiche, fumettistiche e televisive hanno fatto di Petrosino una figura mitica, quasi irreale.
Sia il libro che la sua riduzione televisiva con Beppe Fiorello hanno avuto un ottimo successo di pubblico. Quali sono i punti di forza che hanno conquistato i lettori e i telespettatori?
La Fiction RAI, a differenza del libro che punta su un maggiore rigore nella narrazione, propone al telespettatore una versione romanzata della vita di Petrosino, sicuramente valorizzata dalla performance di Beppe Fiorello. Inoltre la figura di Petrosino non era affatto nuova per il pubblico italiano che lo avevano già conosciuto televisivamente parlando con lo sceneggiato in cinque puntate della RAI interpretato dall'attore Adolfo Celi nel 1972. Infine la fiction tratta dalla mia biografia, andata in onda nel 2005 con uno share del 30%, andava a inserirsi nel fortunato filone delle biografie di mafia continuato dalle anch'esse fortunate trasposizioni riguardanti i giudici Falcone e Borsellino.
(pubblicato su “Liberazione”, 24.06.2007) |
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